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Il Porto di Carvellung (Preludio)


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Narratore in Grigio

Mefio in Viola

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Le lanterne tra le acque del porto spiccavano nitide come l ucciole, in quella notte poco stellata dove la luna era spavalda della sua brillantezza. Una fila ordinata di imbarcazioni, attraccate al molo, riposava i propri remi, le vele e gli articolati marchingegni che avevano permesso la navigazione durante tutta la faticosa giornata.

Lo sguardo attento di Mefìo vegliava sulla massa così varia di legno galleggiante: chiatte, pescherecci, navi da trasporto e quella così originale composizione di mogano, che ricordava un diamante rovesciato, che era giunta a Carvellung da poche ore. Seduto sulla panca, all'interno del casotto di pietra sul lato ovest del porto, l'elfo stava per dare vita ad un nuovo romanzo, che avrebbe cercato di vendere a qualche capitano, per promuovere il suo ingaggio a bordo di qualche veliero im qualità di scrittore del diario di bordo. Un diario che doveva essere. Era stanco di quell'impiego, era stanco di vegliare tutta la notte sul porto dormiente, qualcuno doveva farlo, ma non lui, quel lavoro poteva farlo addirittura  un nano! Mefìo era stato sempre scartato dai capitani per la sua corporatura esile e cagionevole, era inutile a bordo e certo sarebbe stato sprecato stipendiare una persona che scrivesse soltanto.

Intinse la penna di gabbiano nel nero inchiostro e stilizzò una lettera a caso in cerca di ispirazione [ L ].

Guardò per un attimo la banchina incastonata nella palafitta della compagnia dei trasporti marittimi, poi il riflesso dell'uncino che minacciava di mietere la seta nera che spegneva il cieo, infrangersi sull'acqua.


Luna, perchè mi sussurri di gioire?

Ripose lo strumento che dava vita alla sua fantasia nel calamaio, come per intingere altro inchiostro, ma decise di lasciarlo affogare in quel pozzo nero, per il momento. Fissò per una frazione di secondo ciò che aveva scritto, si alzò e le sue mani si impressero sulla fronte, per poi accarezzare con forza la chioma ramata. Così si incamminò sul molo, facendo attenzione a non inciampare nelle cime poco visibili per la tenue illuminazione che fornivano i lampioni ad olio imperniati sulla banchina. Si avvicinò alla grossa nave in mogano sulla quale, solo ora si era accorto, era esposta solenne una bandiera nera con al centro raffigurata un'ametista.

Una nave pirata?

Con il palmo aperto della mano sinistra toccò il pregiato legno, chiuse gli occhi ed immaginò tesori di ogni forma e natura, sentì il clangore delle battaglie, assaporò costantemente il brivido del caos. Riaprì gli occhi.

°°°Chiedo solo di suggellare tutte le storie su un diario di bordo, vivendole  e ricordandole.°°°


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